giovedì 23 ottobre 2014 | 09:54

'NDRANGHETA

«Gli imprenditori lombardi non collaborano»
Boccassini lancia l'allarme sulle collusioni

Il procuratore aggiunto di Milano, dopo la nuova operazione, evidenzia l'omertà che si registra in Lombardia ed evidenzia la condizione degli imprenditori Daniele e Antonio De Masi: «Sono incensurati, che producono e chiedono di affiliarsi dopo la morte del fratello»
«Gli imprenditori lombardi non collaborano»
Boccassini lancia l'allarme sulle collusioni

Ilda Boccassini in aula

 

MILANO - Continua ad esserci scarsa collaborazione da parte degli imprenditori lombardi nella lotta alla 'ndrangheta. A rilevarlo, come già aveva fatto in passato, è il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, intervenendo alla conferenza stampa sull'operazione che ha portato all’emissione di 37 ordinanze di custodia cautelare a carico di presunti affiliati all’organizzazione criminale. Quello degli imprenditori vittime di estorsioni e intimidazioni è «un dato inquietante che permane – afferma Boccassini – sin quando la classe imprenditoriale non capirà che stare con lo Stato è più pagante che stare con l’anti – Stato». 

Paradigmatica, secondo Boccassini, la vicenda degli imprenditori Daniele e Antonio De Masi, che vivono e lavorano in Lombardia. Dopo la morte del fratello Orlando, in un incidente stradale dell’agosto 2010, si affiliano alla 'ndrina in Calabria e raccolgono l’'eredità' del fratello nella custodia dell’arsenale della 'ndrina. «E' un fatto che ci ha incuriosito e inquietato e va valutato nella sua drammaticità – dice Boccassini – si tratta di imprenditori incensurati, che producono e chiedono di affiliarsi dopo la morte del fratello». Le indagini della Dda di Milano, che hanno portato oggi a 37 arresti smantellando le cosche della 'ndrangheta radicate tra Milano e Monza, confermano quanto era già emerso da altre operazioni contro i clan calabresi radicati in Lombardia: l’assenza totale, anche in una regione del nord, di denunce da parte degli imprenditori 'vessati' e 'vittime' di fatti di estorsione e usura.   Da quanto si è saputo, l’operazione condotta dai carabinieri del comando provinciale di Milano e coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Alessandra Dolci e Cecilia Vassena, ha portato in carcere, tra gli altri, Ulisse Panetta, presunto boss della 'locale' di Giussano, con ordinanza firmata dal gip milanese Andrea Ghinetti, e alcuni appartenenti alle famiglie Cristello e Corigliano. Un contributo fondamentale alle indagini, da quanto si è saputo, è arrivato da un nuovo pentito della 'ndrangheta in Lombardia, Michael Panaja, che era stato arrestato assieme a un altro pentito, Antonino Belnome (che ha già parlato di alcuni omicidi avvenuti negli ultimi anni), perchè ritenuto uno dei responsabili dell’omicidio di Carmelo Novella. Quest’ultimo, 'capo dei capi' delle cosche dalla 'ndrangheta in Lombardia, venne ucciso in un bar nel milanese nel luglio 2008, perchè voleva rendere autonome le 'locali' lombarde dalla 'casa madre' calabrese. Con le sue parole ai pm, Panaja avrebbe svelato in particolare le attività delle cosche lombarde dal luglio 2010 in poi, ossia ciò che è avvenuto dopo il maxi-blitz 'Infinito' della Dda di Milano che aveva portato ad oltre 170 arresti e a 110 condanne con rito abbreviato. Le cosche di Giussano e Seregno, stando alle indagini, oltre ad 'occuparsì dei traffici di droga (detenevano anche molte armi), avrebbero continuato a intimidire piccoli imprenditori locali, soprattutto di origine calabrese, taglieggiandoli con l’usura e le estorsioni, senza che da questi sia mai arrivata alcuna denuncia alle forze dell’ordine.

 

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