Nave dei veleni: confermata la presenza di fusti radioattivi
Il procuratore capo della Spezia, Massimo Scirocco ha scritto alla Procura distrettuale antimafia di Reggio per capire l'attendibilità delle dichiarazioni di Fonti relativamente ad un relitto affondato anche a largo della Spezia
Nave dei veleni: confermata la presenza di fusti radioattivi 30/09/2009 Confermata l'ipotesi che i fusti presenti all'interno del relitto ritrovato a largo di Cetraro, grazie alle dichiarazioni del collabotare di giustizia Fonti, sono radioattivi.
Dall'analisi del filmato realizzato dalle telecamere del Rov, il robot mandato a 480 metri di profondità alla ricerca del Cunski e grazie all'ingrandimento di alcuni fotogrammi, gli inquirenti hanno potuto stabilire che i due fusti che si intravedono adagiati nelle immediate vicinanze dello squarcio che c'è sulla fiancata dell'imbarcazione, sono contenitori che negli anni Ottanta e Novanta venivano utilizzati per il trasporto di rifiuti speciali, tossici o radioattivi. La notizia è stata anche confermata anche dal procuratore di Paola, Bruno Giordano.
L'INTERVENTO DI LEGAMBIENTE
«Sono passati 17 giorni dal ritrovamento della motonave Cunsky sui fondali di fronte a Cetraro. 17 giorni sprecati, evidentemente, dal momento che nessun intervento concreto da parte del Governo si è verificato nè per cercare di fare luce sulla vicenda nè per rassicurare, o quantomeno informare, i cittadini calabresi sui potenziali effetti sulla salute legati all’affondamento dei rifiuti radioattivi». È quanto si legge in una nota di legambiente.
«La posta in ballo è enorme – ha dichiarato Nuccio Barillà di Legambiente Calabria – si tratta della salute dei cittadini, della salvaguardia dell’ecosistema marino e del futuro di una regione già duramente colpita da altri scempi ambientali. Ma il muro di gomma sembra non incrinarsi mai, nonostante la conferma che con la Cunsky siano stati affondati numerosi fusti contenenti rifiuti radioattivi».
«A tutt'oggi – ha sottolineato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri – non ci risulta sia stato definito un piano di recupero del contenuto della nave, nè che sia stato messo a frutto un progetto per l’individuazione degli altri relitti indicati dal collaboratore di giustizia. Francamente, tutto questo appare quantomeno preoccupante».


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Procuratore della Spezia - Le competenze
Intanto il procuratore capo della Spezia, Massimo Scirocco ha scritto alla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria per avere «contezza diretta se possa o meno profilarsi una competenza territoriale per indagare in relazione alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti» a proposito delle navi dei veleni che sarebbero state inabissate nel Mediterraneo.
La decisione è stata presa a seguito delle dichiarazioni rese dallo stesso Fonti ad alcuni giornali. Fonti infatti aveva sostenuto che una delle navi che trasportavano rifiuti tossici era affondata al largo della Spezia.
Affermazione poi rettificata dallo stesso collaboratore che aveva sostenuto che, invece, il naufragio era «avvenuto nel 1994 a 12 miglia al largo del Golfo del Tigullio, al limite delle acque territoriali».
  
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