Emergenza ambientale: ad Amantea il 24 ottobre "Riprendiamoci la vita, vogliamo una Calabria pulita"
Intanto Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno del PdCI e Consigliere regionale della Calabria, ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
07/10/2009 Sono già numerosissime le adesioni alla manifestazione nazionale del 24 ottobre ad Amantea (Cosenza), dallo slogan: "Riprendiamoci la vita, vogliamo una Calabria pulita". L'iniziativa è organizzata dal Comitato civico «Natale De Grazia-Per la verità sulla moto nave Jolly Rosso».
Ieri intanti, si è svolta un'iniziativa organizzata da Legambiente «Navi a perdere, il mare dei veleni», anteprima della puntata della nuova serie di «Blu Notte» di Carlo Lucarelli dedicata al traffico dei rifiuti tossici e radioattivi.
Intanto, per contribuire alla formazione di un «quadro di conoscenze» nella vicenda che ha al centro l'affondamento di una nave carica di rifiuti tossici (forse anche radioattivi) nel mare Tirreno, il vicepresidente della giunta regionale della Basilicata, Vincenzo Santochirico, in qualità anche della sua delega da assessore all’ambiente, ha incontrato stamani il Procuratore della Repubblica di Paola (Cosenza), Giordano Bruno.
Gli elementi esaminati durante l’incontro serviranno anche ad avviare l’azione di monitoraggio che le Regioni Basilicata e Calabria hanno deciso di avviare per individuare eventuali altri relitti sospetti (le organizzazioni criminali, infatti, avrebbero fatto affondare altre navi cariche di rifiuti davanti alla coste calabresi e lucane).
Da fonti vicine all’assessorato all’ambiente della Basilicata è stato precisato che «finora dal Governo e dal Ministero dell’Ambiente non vi è stata la dovuta attenzione alla vicenda delle cosiddette 'navi dei veleni'».
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Tripodi scrive al Presidente Napolitano
«Dopo anni di silenzi, depistaggi e occultamenti, il 12 settembre scorso, su indicazione di un pentito di mafia, al largo di Cetraro (CS), è stata ritrovata una nave con a bordo 120 fusti pieni di rifiuti tossici. Scoperta che sta angosciando i cittadini. Angoscia accresciuta dal fatto che a distanza di circa un mese dalla scoperta nulla di concreto, soprattutto da parte del Governo, è stato fatto».
E' quanto scrive Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno del PdCI e Consigliere regionale della Calabria, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
«Alla profondità in cui si trovano i fusti – continua Tripodi - la pressione è tale che non si sa fino a che punto gli stessi siano isolati e possano reggere senza spargere il loro contenuto. Per avere la certezza matematica di cosa ci sia in quei fusti, infatti, occorre attendere che vengano tirati dall’acqua e analizzati». «Il quadro – precisa Tripodi – sembra abbastanza chiaro anche in considerazione della presenza di un’altra nave nei fondali di Amantea, sempre in provincia di Cosenza, del recente ritrovamento di una collina di rifiuti radioattivi e dell’aumento dei tumori sulla costa, sui quali sta indagando la Procura della Repubblica di Paola».
«L'inerzia - continua Tripodi – potrebbe compromettere la già delicata situazione. La politica nazionale, soprattutto quando di mezzo c'è la Calabria, ha tempi, sviluppi e soluzioni mai tempestive, adeguate e opportune. Per questo mi rivolgo a Lei, primo cittadino e fedele custode della Costituzione, che all’articolo 32 sancisce la tutela della salute come «diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività», per invitarLa a promuovere ogni opportuna iniziativa e ad adottare precisi atti finalizzati alla migliore tutela possibile della salute dei cittadini, affinchè si proceda da subito al recupero del relitto, all’individuazione delle altre navi dei veleni, alla bonifica del territorio e al fine di fare piena luce su tale vicenda, che può essere considerata - conclude Tripodi – come la più grande emergenza ambientale della storia del nostro Paese».
E' quanto scrive Michelangelo Tripodi, responsabile Mezzogiorno del PdCI e Consigliere regionale della Calabria, in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
«Alla profondità in cui si trovano i fusti – continua Tripodi - la pressione è tale che non si sa fino a che punto gli stessi siano isolati e possano reggere senza spargere il loro contenuto. Per avere la certezza matematica di cosa ci sia in quei fusti, infatti, occorre attendere che vengano tirati dall’acqua e analizzati». «Il quadro – precisa Tripodi – sembra abbastanza chiaro anche in considerazione della presenza di un’altra nave nei fondali di Amantea, sempre in provincia di Cosenza, del recente ritrovamento di una collina di rifiuti radioattivi e dell’aumento dei tumori sulla costa, sui quali sta indagando la Procura della Repubblica di Paola».
«L'inerzia - continua Tripodi – potrebbe compromettere la già delicata situazione. La politica nazionale, soprattutto quando di mezzo c'è la Calabria, ha tempi, sviluppi e soluzioni mai tempestive, adeguate e opportune. Per questo mi rivolgo a Lei, primo cittadino e fedele custode della Costituzione, che all’articolo 32 sancisce la tutela della salute come «diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività», per invitarLa a promuovere ogni opportuna iniziativa e ad adottare precisi atti finalizzati alla migliore tutela possibile della salute dei cittadini, affinchè si proceda da subito al recupero del relitto, all’individuazione delle altre navi dei veleni, alla bonifica del territorio e al fine di fare piena luce su tale vicenda, che può essere considerata - conclude Tripodi – come la più grande emergenza ambientale della storia del nostro Paese».





